L’autobiografia come strumento dell’educazione attiva

marzo 23, 2012 § Lascia un commento

 stefano vitale

L’autobiografia, oltre ad essere in genere letterario, una tecnica in cui si scrive in prima persona, è diventata un elemento della “pedagogia della memoria”, un mezzo e metodo per valorizzare la propria esperienza. Ma, al di là delle mode, può essere uno strumento per portare l’educazione attiva dentro la scuola e le pratiche didattiche.

Parlare di autobiografia vuol dire, inevitabilmente pensare a Duccio Demetrio (http://it.wikipedia.org/wiki/Duccio_Demetrio) e Saverio Tutino che hanno fondato nel 1998 la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it). Impossibile sintetizzare la grande articolazionedi idee e contributi che sono stati dati da questa “scoperta”. Qui ci limiteremo a dire che nella scrittura di sé, una costruzione testuale di frammenti della propria storia, l’autore riflette e svela a se stesso il proprio essere, la propria unicità, il proprio rapporto col mondo. E credo che tutti gli insegnanti ed educatori sappiano bene come sia difficile ed importante per i ragazzi costruire questo rapporto col mondo, con se stessi nella relazione attiva con l’esperienza e la conoscenza.

Le funzioni della scrittura autobiografica

La scrittura autobiografica come strumento per l’educazione attiva non è un pretesto per “psicoanalizzare” gli allievi, ma uno spazio/tempo per il dialogo e l’apprendimento attivo. Le funzioni cui può assolvere sono diverse:

  • Funzione comunitaria: produce appartenenza
  • Funzione di coesione: produce vissuti, emozioni, valori, significati condivisi
  • Funzione ludica: diverte
  • Funzione cognitiva: la trama crea modelli e suggerisce interpretazioni
  • Funzione identitaria: costruisce un sé, un noi…
  • Funzione mnestica: salva dall’oblio
  • Funzione educativa: permette di ritornare su se stessi e di ripensarsi ed offre materiale linguistico spesso originale e sorprendente.

 Perché usare a scuola o in diverse situazioni educative, la scrittura autobiografica? Si potrebbe dire subito che almeno sarebbe un modo per valorizzare la presenza reale degli allievi, dei ragazzi, per ricordarsi che esistono e che sono portatori d una storia e di competenze pregresse molto importanti, come già insegnava Jerome Bruner. Possiamo aggiungere che essa serve a:

  • Favorire l’autostima: come autoriconoscimento delle proprie capacità e valorizzazione delle proprie storie
  • Sostiene la motivazione ad apprendere: mediante attività ludiche e piacevoli
  • Offre nuovi orientamenti: tramite pratiche autonarrative fa acquisire maggiore autoconsapevolezza di sé.
  • È una forma di didattica interculturale: crea uno scambio di esperienze e di culture diverse

 L’autobiografia va usata con attenzione, ma apre scenari comunicativi molti interessanti su questioni educative (di merito e di metodo) quali:

  • Espressione dei punti di vista (valori, credenze,opinioni, mentalità)

–         Confronto degli stili di vita (costumi, riti, bisogni, abitudini)

–         Condivisione di desideri (progetti, sogni, aspettative)

–         Manifestazione di sentimenti (stati d’animo, emozioni, tensioni affettive)

 

Laboratorio

Il ruolo degli adulti è molto importante per:

  • riflettere sulle relazioni che si determinano nel gruppo ed aiutare i ragazzi a stare nei limiti dell’ascolto reciproco;
  • creare relazioni, contesti positivi, un clima di lavoro condiviso e rispettoso di tutti;
  • facilitare la comunicazione stabilendo regole semplici e comprensibili da tutti;
  • osservare, correggere, stimolare l’espressione e le produzioni dei ragazzi;
  • individuare temi appropriati in base all’età dei ragazzi;
  • manifestare interesse per le storie dei bambini al fine di tenere alta la motivazione all’apprendimento.

 Gli obiettivi dell’autobiografia come strumento per la scuola attiva sono semplici ma essenziali:

  • aiutare a capire il rapporto di ciascun bambino con se stesso e la propria immagine di sé;
  • verificare ed esplicitare le differenze tra i diversi “mondi” in cui vive il bambino;
  • analizzare e favorire il rapporto con gli altri;
  • comprenderee rielaborare insiemel’idea che il bambino ha e si fa della scuola, dell’ambiente in cui si trova;
  • trovare nuove forme di espressione verbale e scritta adatte agli interessi dei ragazzi;
  • ampliare l’orizzonte delle relazioni significative del bambino;
  • offrirestrumenti di riorganizzazioneerilettura della propria esperienza.

Per questo le tematiche devono essere semplici e si possono ovviamente pensare e stabilire coi bambini stessi, in funzione della loro età e capacità espressive:

  • Io e me;
  • Io e la famiglia;
  • Io e gli amici;
  • Io e la scuola;
  • Io e gli animali;
  • Io e il mio mondo immaginario;
  • Io e …

Le tecniche non si limitano al testo scritto, ma possono comprendere situazioni quali: dialoghi e conversazioni; giochi; oggetti/stimolo; disegni  e fotografie;video e film; ascolto di musiche, ecc. L’importante è dare a tutti il tempoe lo spazionecessario, non censurare nè giudicare; non avere fretta e portare rispetto per le emozioni , insegnare e praticare l’ascolto reciproco; stabilire le regole della conversazione, usare anche il registratoree riascoltare e trascrivere.Non male: c’è molto da fare e la scuola può divenire più viva. L’autobiografia è così uno spazio/tempo didattico che fa leva sulla partecipazione attiva dei bambini per gestire insieme il passaggio dal mondo orale a quello della scrittura. E scusate se è poco.

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